La Thuile Invernale

DIOCESI DI AOSTA – PARROCCHIA SAN NICOLA – LA THUILE

FOGLIO SETTIMANALE N°36(2020)

15 - 22 novembre 2020 

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Pr 31,10-13.19-20.30-31; Sal 127 Beato chi teme il Signore. 1Ts 5,1-6; Mt 25,14-30

SABATO 14 novembre

S. Giocondo

h. 18:30 Eucaristia (in Chiesa)

- MAGNANIMI ANGELO, VALENTINA e TERESA; SABELLICO SISTO

- GENNARO

DOMENICA

15 novembre 2020

 

h. 08:30

 

Eucaristia (in Chiesa)

LUNEDÌ 16 novembre

S. Margherita di Scozia

 

 

MARTEDÌ 17 novembre

S. Elisabetta di Ungheria

h. 18:30

Eucaristia (in Cappella San Francesco)

- GIUSEPPINA e ANGELO POZZA

MERCOLEDÌ 18 novembre

Dedicazione basiliche ss. Pietro e Paolo

 

 

GIOVEDÌ 19 novembre

S. Fausto

 

 

VENERDÌ 20 novembre

S. Ottavio

h. 08:30

Eucaristia (in Cappella San Francesco)

XXXIV DOMENICA - NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO

Ez 34,11-12.15-17; Sal 22 Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46

SABATO 21 novembre

Presentazione B.V. Maria

h. 18:30 Eucaristia (in Chiesa)

 

DOMENICA

22 novembre 2020

 

h. 08:30

 

Eucaristia (in Chiesa)

 

AVVISI

1. Responsabile dei fiori - GABRIELLA e MARIE LOUISE tel. 347 096 9869.
2. Pulizia della Chiesa 15 - 22 novembre 2020 - VILLARET

Dal Vangelo secondo Matteo 25,14-30

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”». Parola del Signore.

 

La parabola dei talenti parla della venuta di Gesù per il giudizio universale. Quando ritornerà, egli esigerà di sapere da noi come abbiamo usato il nostro tempo, cosa abbiamo fatto della nostra vita e dei talenti che abbiamo ricevuto, cioè delle nostre capacità. Il premio per il buon uso sarà la partecipazione alla gioia del Signore, cioè al banchetto eterno. La parabola racchiude un insegnamento fondamentale: Dio non misurerà né conterà i nostri acquisti, le nostre realizzazioni. Non ci chiederà se abbiamo compiuto delle prodezze ammirate dal mondo, perché ciò non dipende da noi, ma è in parte condizionato dai talenti che abbiamo ricevuto. Vengono tenute in conto soltanto la fedeltà, l’assiduità e la carità con le quali noi avremo fatto fronte ai nostri doveri, anche se i più umili e i più ordinari. Il terzo servitore, “malvagio e infingardo” ha una falsa immagine del padrone (di Dio). Il peggio è che non lo ama. La paura nei confronti del padrone l’ha paralizzato ed ha agito in modo maldestro, senza assumersi nessun rischio. Così ha sotterrato il suo talento. Dio si aspetta da noi una risposta gioiosa, un impegno che proviene dall’amore e dalla nostra prontezza ad assumere rischi e ad affrontare difficoltà. I talenti possono significare le capacità naturali, i doni e i carismi ricevuti dallo Spirito Santo, ma anche il Vangelo, la rivelazione, e la salvezza che Cristo ha trasmesso alla Chiesa. Tutti i credenti hanno il dovere di ritrasmettere questi doni, a parole e a fatti.

 

DIO VI BENEDICA!